LA GRANDE GUERRA 1914-1918

Studi e Ricerche tratti dagli archivi dell' Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Treviso

Trincea lungo il basso Piave


1. Alle radici dell'odio
2. La guerra Franco- Prussiana

3. Il Nazionalismo

4. Lo stato-nazione

5. Gli eserciti moderni

6. Verso la guerra

7. La "Comunità d'Agosto"

8. La fine dell'Europa di Bismark

9. Le crisi politiche e militari

10. L'Attentato di Sarajevo

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linearossa
Guglielmo II di Germania Il seme dell'odio: dalla guerra franco-prussima alla crisi dell' Europa di Bismarck
Nel 1870 la Francia subisce una dura sconfitta nella guerra che la vede opposta alla Prussia. Deve cedere l'Alsazia e la Lorena ma soprattutto assistere rassegnata all'affermarsi della potenza tedesca. Il desiderio di «revanche» (rivincita) da allora tormenta per un cinquantennio i francesi. L'intera politica di Bismark fino al 1890 sarà volta a prevenire ogni possibile tentativo di rivalsa della Francia, creando in Europa in sistema di equilibri che isoli i transalpini impedendo loro di coagulare intorno a sé una qualsiasi alleanza in grado di minacciare la Germania. Per qualche anno il gioco funziona. Gli interessi francesi contrastano con quelli inglesi in Egitto e in Indocina e con quelli Russi in Asia Centrale. L'Italia poi è infastidita dalla politica coloniale d'oltralpe nel Mediterraneo. In questo contesto internazionale, la sagacia del cancelliere teutonico conduce nel 1881 alla sottoscrizione del secondo Patto dei Tre Imperatori, che rinnova ai tedeschi l'amicizia dei russi e, nel 1882, alla firma della Triplice Alleanza tra Italia, Germania e Austria. L'universo bismarckiano inizia a collassare fra il 1885 e il 1886 quando scoppiano dissidi fra Austria e Russia per quella che è da sempre considerata la polveriera d'Europa: i Balcani. Il Patto dei Tre Imperatori viene allora sciolto. Bismark tenta un ultimo giro di carte rafforzando i legami con Austria e Italia e stipulando con la Russia un nuovo trattato di controassicurazione. Questi accordi non produrranno i risultati sperati. E' impossibile pensare di conservare buone relazioni sia con russi che con gli austriaci, quando questi sono in dissidio tra loro. Così la pensa lo Zar Alessandro II che teme certamente il confronto tra il suo antiquato paese e i sistemi democratici dell'Europa occidentale, ma teme ancor di più il blocco germanico austro-tedesco che vede consolidarsi sull'uscio di casa propria. Si avvicina pertanto alla Francia che comincia ad investire in Russia. Bismarck cadrà nel 1890 e l'anno successivo, nel 1891, nascerà la Duplice Alleanza tra francesi e russi. A questo punto, a completare lo schema delle alleanze, manca ancora il tassello britannico.

L'espansione tedesca
Con l'avvento al potere di Guglielmo II in Germania e il suo rinnovato interesse per una politica di espansione coloniale, il quadro degli eventi acquista una nuova definizione. Il paese abbandona la prudente politica bismarckiana basata sugli equilibri europei e si lancia in quella di espansione mondiale portando i propri interessi a collidere con quelli inglesi. Le nazioni si gettano in una gara economica condotta a suon di investimenti sui mercati mondiali che vede in testa Francesi, Inglesi, Tedeschi, Giapponesi e Statunitensi, mentre altri paesi, fra cui l'Italia seguono da lontano il gruppo dei battistrada. Tutti aspirano a nuove colonie, a nuovi sbocchi commerciali, a nuove zone d'influenza esclusiva. In breve lo spazio si rivela insufficiente per tutti. Ad alimentare la conflittualità latente interviene poi l'ulteriore cambio di rotta della politica di Guglielmo II che diviene paladino del «pangermanesimo». Vuole una «Grande Germania» che riunisca in sé tutti i popoli tedeschi o di tipo tedesco. Le conseguenze sono ovvie. L'Inghilterra comincia a percepire la Germania come un pericolo e, considerati anche i contrasti che la oppongono alla Russia sullo scacchiere mondiale, esce dal suo splendido isolamento e cerca intese con il Giappone prima e con la Francia poi. In Europa siamo alla vigilia della nascita di un nuovo, delicatissimo, equilibrio per mantenere il quale le potenze assistono da spettatrici alle sanguinose operazioni turche in Armenia nel 1894-1896, in Macedonia nel 1903 e alla guerra greco-turca del 1897.


Prima Guerra dei Balcani 1912
Un ufficiale bulgaro offre dell'acqua ad un soldato ottomano ferito
durante la prima guerra dei Balcani nel 1912

La polveriera d'Europa

I Balcani sono tradizionalmente definiti la «polveriera d'Europa». Lo sono senza dubbio in questa particolare fase storica anche a causa dello spezzettamento dell'area. Questa situazione si è prodotta dieci anni prima nel 1887, al termine di una della tante guerre che periodicamente infiammano il nostro continente e che, in quell'occasione, ha opposto la Russia alla Turchia. Il conflitto si è concluso con la Pace di Santo Stefano che ha dato alla regione un nuovo assetto. Francesi e Inglesi però non ne sono soddisfatti. I problemi che derivano da tale stato di cose portano ad un congresso ospitato a Berlino, che cancellerà tutte le decisioni assunte dopo la pace e frammenterà ulteriormente l'area. Ad esso partecipano, oltre a Russia e Turchia - le due nazioni belligeranti - anche Inghilterra e Francia, presenti per tutelare i propri interessi e Germania, in funzione di nazione mediatrice. I rapporti tra i tedeschi e l'impero Turco si fanno sempre più stretti e nel 1889, la Deutsche Bank finanzierà la costruzione della ferrovia di Bagdad che collegherà Costantinopoli al Golfo Persico.

La conflittualità anglo-tedesca

La competizione economica tra inglesi e tedeschi si fa più serrata. Gli interessi dei due paesi si scontrano ora in più aree del globo da quando la Germania ha iniziato la propria penetrazione in Africa, Estremo Oriente e Pacifico. Per mettere ulteriormente in difficoltà la concorrente Inghilterra, i tedeschi spingono fuori mercato i prodotti britannici ricorrendo alla pratica del dumping: vendono cioè all'estero le proprie merci ad un prezzo inferiore a quello praticato sul mercato interno. L'avvicinamento tra Londra e Parigi è a questo punto quasi una conseguenza obbligata e produce quella che passerà alla storia come l'Entente Cordiale. L'intesa, come il termine stesso lascia intuire, non è un vero e proprio trattato di alleanza, ma produce posizioni comuni tra i due paesi sulle questioni di natura europea e mediterranea. Il clima è cambiato ed anche l'Italia se ne rende conto. Nel 1902 infatti, quando arriva il momento di rinnovare la Triplice Alleanza, il nostro paese puntualizza e ribadisce che di alleanza difensiva si tratta. Nel contempo, il governo italiano stipula anche con la Francia un accordo che le garantisce libertà d'azione in Tripolitania e in Cirenaica. E' un altro sintomo di quanto accade nel quadro dei rapporti internazionali, che cancelliere il tedesco von Bulow non coglie. Per lui, l'ultima mossa italiana è soltanto l'ennesimo «giro di valzer»…
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