LA GRANDE GUERRA 1914-1918

Studi e Ricerche tratti dagli archivi dell' Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Treviso

Trincea lungo il basso Piave


1. Alle radici dell'odio

2. La guerra Franco- Prussiana

3. Il Nazionalismo

4. Lo stato-nazione

5. Gli eserciti moderni

6. Verso la guerra

7. La "Comunità d'Agosto"

8. La fine dell'Europa di Bismark

9. Le crisi politiche e militari

10. L'Attentato di Sarajevo

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linearossa
Il Kaiser Guglielmo II poco prima della guerraPremessa di metodo
Le guerre moderne non sono mai soltanto un succedersi di scontri tra eserciti ai quali è possibile assistere da spettatori in attesa che il campo di battaglia incoroni un vincitore. Esse al contrario si repercuotono sempre in maniera pesante sulla vita delle popolazioni che hanno la sfortuna di rimanerne coinvolte. La Grande Guerra non sfugge a tale regola. Questa sezione del sito presenta dunque studi e ricerche che la analizzano soprattutto dal punto di vista delle sue ricadute generali e non solo in chiave militare.

Alle radici dell’odio

La Grande Guerra esplode nella falsa convinzione che tutto si compirà in breve tempo. «Over by Christmas» è il motto degli inglesi: ogni cosa sarà finita entro natale. L’imperatore dei
tedeschi Gugliemo II è ancora più ottimista. Saluta le sue truppe in partenza per il fronte con la frase: «Sarete a casa prima che le foglie cadano dagli alberi». Nell’estate del 1914, la notizia dello scoppio del conflitto scatena tra la folla delle città europee manifestazioni di giubilo che appaiono incomprensibili all’occhio dei contemporanei. Fenomeni di esaltazione collettiva che lo storico britannico Eric J. Leed ha definito la comunità d’agosto. Perché accade tutto ciò? Perché un intero continente si lascia docilmente condurre al massacro?

Territoriali
Territoriali italiani richiamati alle armi nel 1916

Lo stato nazionale e la coscrizione di massa
Nel diciannovesimo secolo in Europa compaiono gli stati nazionali. La Germania e l’Italia si affiancano alla Francia e all’Inghilterra. Con la comparsa dello stato il singolo cessa di essere suddito e diviene cittadino. La difesa della patria è ora il suo primo dovere. Cessano le guerre dinastiche ottocentesche che vedevano un monarca opposto ad un altro. Adesso la lotta non si accende più tra due teste coronate ma tra interi popoli perché la coscrizione obbligatoria aumenta a dismisura dimensione degli apparati militari. I conflitti di stampo ottocentesco invece, venivano sempre combattuti da piccoli eserciti di professionisti e risolti nel giro di pochi giorni, con singole, epiche, battaglie. La gran massa della popolazione non ne veniva coinvolta. Alla vigilia della Grande Guerra, i contemporanei commettono il tragico errore di immaginarla ancora come un conflitto del secolo precedente. Non sarà così. Un’altra nefasta novità è rappresentata dal fatto che i concetti di appartenenza nazionale e di popolo si fondono in qualche modo con quello di stato. Scrive Benito Mussolini sul «Popolo d’Italia» del 13 dicembre 1914: «Il dato di fatto è che ''popolo e stati'' hanno realizzato ovunque la loro fusione nel blocco della ''unanimità nazionale''. […] Nell'ultima grande guerra continentale – quella franco-prussiana del 1870-71, […] – era possibile - sceverare la volontà dei monarchi e dei governi da quella dei popoli che danno il materiale umano agli eserciti, ma non si identificano con gli eserciti: la guerra non presenta[va] quel carattere di forza ''amalgamatrice'' di elementi disparati e contrastanti che offre oggi. […] quando si dice Germania nella parola sono compresi tutti i tedeschi dal Kaiser all'ultimo spaccatore di legna della Foresta Nera».

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