IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi


16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Museo Storico del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione


linearossa

Il Professor Tessari e Ca' dei Ricchi

A questo punto entra in scena il professor Teodolfo Tessari (1916-1982), preside del liceo scientifico 'Da Vinci'. Tessari ha all'attivo già importanti studi storici e un grande interesse per i cimeli risorgimentali, essendone per tradizione di famiglia collezionista. Figlio di un medico di simpatie mazziniane, che a Treviso aveva animato una Società di studi risorgimentali non esattamente in linea con il sentimento patriottico dominante, repubblicano lui stesso, Totò Tessari non figura fra i dirigenti del Consiglio direttivo del Comitato; ma il fatto che il Comune si affidi a lui per risolvere la questione del Museo del Risorgimento potrebbe significare che non trovava in seno al Comitato un interlocutore altrettanto benevolo. Si ricordi anche che nel 1957 il presidente Michieli, ottantaduenne, non versava in buone condizioni di salute e due anni dopo sarebbe morto; il vicepresidente Chiarelli viaggiava sui settantatre; mentre Tessari aveva solo 41 anni, e quindi buone energie da spendere. Di piglio decisionista, Tessari prende la palla al balzo e, permettendolo i suoi impegni didattico-amministrativi, propone scelte apertamente disgiunte da quelle del Comitato. Che ancora nel 1958 è arroccato sulla opzione ex scuola 'Prati' di via Tolpada, nonostante che il Comune l'abbia destinata ad altro uso. Urge prospettare una soluzione, anche per rispondere a un'indagine statistica inoltrata dalla Prefettura il 6/9/1957: l'Istituto centrale per la Storia del Risorgimento si è infatti rivolto al Ministero dell'Interno per conoscere le località ove attualmente esistono musei del Risorgimento. Il sindaco Tronconi dà evasione di tipo interlocutorio, parla di lavori di riordino in corso, di locali provvisori ecc., in attesa di una scelta espositiva. Un impegno fattivo dell'amministrazione comunale sembra profilarsi nella seduta di Giunta del 25 ottobre 1957, che prende atto della breve relazione stesa da Tessari il 10 ottobre (n. 32366 di prot.). Lo studioso vi dà non solo un fermo d'immagine, ma anche alcuni consigli operativi. Scrive:

Ho il piacere di comunicare che si è conclusa la prima fase del lavoro di sistemazione del materiale del Museo civico del Risorgimento e di quello del 55° regg. Fanteria: si è operata la ricognizione e la ripulitura dei singoli oggetti. […]

La ricognizione […] ha rivelato che vari oggetti (bandiere, qualche arma, ma soprattutto parti di uniformi, copricapi, ed altro) sono, come già si sapeva, in pessimo stato e in certi casi ricuperabili solo dopo un esperto e radicale restauro. Conviene che questo sia fatto data la rarità e l'interesse documentario dei pezzi (quelli ad esempio dell'assedio di Venezia del 48-49). Altri invece, come la maggior parte delle armi, hanno rivelato, dopo la perfetta pulitura fatta dai bravi inservienti, stati di conservazione e caratteristiche insospettati dato l'eccezionale disordine in cui erano lasciati da decenni. Pur senza essere di grande valore, taluni sono rari e qualcuno di epoca prerisorgimentale, del periodo napoleonico e forse anche veneziano. Se esposte con una precisa cognizione della loro identità e con adeguata illustrazione, possono rappresentare un notevole interesse. […]

Niente dunque di eccezionale nelle due raccolte ma parecchio bel materiale oltreché molte cose care al cuore della città e documentario del suo valore e della personalità dei suoi cittadini.

Naturalmente la ricognizione ha confermato la perfetta corrispondenza degli elenchi inventariali e degli oggetti quali sono stati affidati al consegnatario […]. I vari pezzi sono stati raccolti in casse e cassoni, in involti e spesso negli stessi mobili dell'ex 55°, adeguatamente ripuliti.

Al mio rientro in sede dalla seconda sessione degli esami di maturità […] conto di iniziare la descrizione analitica dei singoli pezzi e la loro catalogazione inventariale definitiva che dovrà avere pezzo per pezzo un minimo di descrizione storico-tecnica sufficiente a farlo apprezzare nel suo vero valore. […]

Comunque, senza voler anticipare conclusioni ancora premature, vale la pena di notificare fin d'ora che dato il numero e le caratteristiche delle raccolte (cui si dovrà aggiungere le stampe, i quadri, cioè tutta la parte iconografica attualmente in consegna alla biblioteca civica e che mi permetterò di riconoscere nel gennaio '58 p.v.) si pensa sia assolutamente impossibile sistemare il Museo nei locali della Scuola De Amicis: esso richiede locali ampi, bene illuminati e contigui per permettere anche una esposizione illustrativa dello sviluppo cronologico degli avvenimenti di cui le raccolte sono documento.

Quando si conoscerà quale degno edificio il Comune potrà destinare al risorto Museo, si dovrà affrontare il problema se fondere o no le raccolte del Museo del Risorgimento e quelle del 55° regg. Fanteria. Esse indubbiamente spesso si integrano.

Occorrerà adottare un preciso criterio prima di procedere alla definitiva collocazione. [...]

Ben altro abito mentale rispetto a quanto invece delibererà, in modo piccato quanto inconcludente, nel giugno 1958, mentre va a concludersi la grande mostra di Palazzo dei Trecento, il Consiglio direttivo del Comitato. Il quale, nell'interpretare alla lettera il disposto dell'art. 2 dello statuto dell'Istituto nazionale(76),

rilevando con amaro rincrescimento, che il ricco e prezioso materiale storico destinato a Museo del Risorgimento dall'indimenticabile prof. Bailo solerte raccoglitore di cose patrie, giace tuttora in casse presso le scuole De Amicis, nonostante le ripetute promesse fatte dal Comune di dare sollecita, definitiva, dignitosa sistemazione a questa nobile opera culturale cittadina nelle aule delle Scuole Prati;

affermata, come principio di vita, la necessità che lo spirito abbia ragione sempre sulla materia e che duri ed operi in noi il bisogno di onorare le memorie dei grandi eroi e martiri della nostra Patria, affinché ne venga un valido insegnamento ed il più sicuro auspicio per un sempre più fulgido avvenire;

fa vivi voti perché sia mantenuta ferma la decisione espressaci dall'Assessore all'Istruzione, di respingere ogni e qualsiasi proposta di sistemare il Museo del Risorgimento in località lontane dal centro cittadino;

sollecita ancora una volta e con più forza, oggi, che è stata resa di pubblica ragione la cosa, attraverso le pagine della Rassegna storica del Risorgimento(77), il signor Sindaco del Comune di Treviso, perché secondo la promessa fatta provveda, con la massima sollecitudine possibile, alla soluzione dell'annoso problema, facendo idoneo posto al ricordato materiale storico del Museo, nei locali delle scuole Prati, onde sia dato rapido inizio al lavoro di ordinamento definitivo.

Presto tacitato colla promessa che, non appena conclusi i lavori della nuova scuola 'Prati' in corso sul bastione del macello, si procederà alla sistemazione del museo nella vecchia sede alla Tolpada. Perché dall'ipotesi scuole 'Prati' si passi di punto in bianco all'ipotesi Ca' dei Ricchi non è accertato; ma non si deve trascurare che i due ambienti sono parimenti sotto la giurisdizione del servizio scolastico comunale; che ancora le nuove 'Prati' sul torrione di Santa Sofia non sono agibili e che è in ballo un giro di uffici connessi. Di fatto, con le celebrazioni del 1959, che vedono il Comitato provinciale agire da protagonista, ed il prof. Cessi oratore ufficiale a Palazzo dei Trecento (19 aprile), la civica amministrazione pensa seriamente a una fase operativa per il Museo del Risorgimento, dopo anche la lamentevole lettera personale di Tessari all'assessore Alberto Boscolo del 29 novembre 1958: la giunta Chiereghin, subentrata nel marzo 1959 a Tronconi, prende l'iniziativa di «costituire una commissione(78) per la istituzione in Treviso di un Museo Storico del Risorgimento», per la sede del quale viene destinato il palazzo dei Ricchi, una volta liberato dagli uffici dei servizi scolastici. Il 5 dicembre 1959 la commissione propone alcune scelte, fra cui: il Museo del Risorgimento fa parte dei Civici Musei come sezione di essi; il criterio di riordinamento deve essere cronologico dal 1797 al 1915/18, «con particolare riferimento a fatti locali e con accenni all'origine trevigiana della famiglia Bonaparte, alla battaglia di Cornuda etc.» (proposta Coletti) ed una saletta adibita al periodo napoleonico (proposta Tessari); mentre l'11 giugno 1960 stabilisce che per il 20 successivo le cose del Museo del Risorgimento depositate presso la scuola 'De Amicis' ed i documenti esistenti presso la biblioteca comunale vengano trasferiti nel nuovo locale di Ca' dei Ricchi(79). Da parte sua poi la Giunta del 9 agosto 1960 (n. 23601, richiamata qui indietro) delibera che vi vengano trasportati anche i materiali del Museo storico del 55° Regg. Fanteria. Con atto del 26 agosto 1960 (n. 24593), la Giunta municipale delibera d'urgenza «di istituire il Museo civico del Risorgimento italiano, con particolare riguardo a fatti ed episodi trevigiani dalla caduta di Napoleone I alla guerra 1915-1918», con sede nel primo piano di Palazzo dei Ricchi, di proprietà comunale; e conferma la commissione precedentemente nominata. Dalla premessa narrativa apprendiamo che i locali disponibili a Ca' dei Ricchi sono cinque. L'8 settembre 1960, il Consiglio comunale, nel ratificare la predetta deliberazione di «Istituzione Museo del Risorgimento Italiano» (n. 26338 di prot.), precisa che «la universalità dei beni destinati al Museo del Risorgimento costituirà una sezione del Civico Museo di Treviso e avrà la denominazione “Museo del Risorgimento Italiano”».

La rinnovata Commissione(80) si riunisce il 13 giugno 1961, in quella che viene chiamata ora la sede del Museo del Risorgimento, sostanzialmente per ascoltare la relazione del prof. Tessari, il quale narra di cinque visite effettuate per la cernita dei materiali; propone quindi: di trasferire a Ca' da Noal quelli non esponibili; di esporre copie fotografiche dei proclami anziché stampe originali (suggerimento del bibliotecario Zamprogna); di fornire le descrizioni tecniche delle armi esposte; di dare sufficiente risalto al plastico col fatto d'armi di Cornuda anche a mezzo di luci mobili. Assente giustificato, con Pegoraro, Menegazzi, Nando Coletti e Vittorelli, anche Luigi Coletti. Il professore muore per trombosi cerebrale il 10 settembre 1961; con Luigi Sorelli (che era mancato il 21 febbraio) è stato il traghettatore del Museo del Risorgimento (o, meglio, dei suoi beni) dal fasto effimero del fascismo alla infausta irresolutezza della neonata Repubblica.

È evidente che la civica amministrazione è alle prese con ben altri problemi; se infatti ancora a novembre 1963 Tessari si preoccupa di restituire a Pietro Coletti, consegnatario del materiale del Museo del Risorgimento, già sopra ricordato, gli elenchi ricevuti nel lontano 1956/57 per le sue spedizioni ricognitive, e se il colonnello Pegoraro, attuale presidente del Comitato, si dissocia dalle aperture (note da fonte giornalistica) del Municipio verso le associazioni culturali, cui esso offrirebbe proprio Ca' dei Ricchi; nella seduta del Consiglio direttivo del Comitato 8 novembre 1964 la novità è che il Consiglio comunale avrebbe destinato quei locali a deposito medicinali riservando il pian terreno a uso farmacia comunale. L'una e l'altra cosa insieme, come si capirà poco dopo. Il progetto di restauro e sistemazione di quei locali, redatto dall'Ufficio tecnico municipale l'11 agosto 1961, ed approvato dal Consiglio comunale in seduta 8 febbraio 1962 (n. 5582), viene accantonato già l'anno dopo; ma ancora nel 1966 non è certo che cosa intenda fare l'amministrazione del Museo del Risorgimento: si vocifera dell'ex chiesa di S. Caterina (nota dell'Ing. capo 13/6/1966). Ma è interessante e sconcertante l'inconcludenza che emerge dallo scambio di informazioni fra il consigliere Alberto Boscolo e l'assessore Demattè nel Consiglio comunale del 30 giugno 1967 (n. 19856/195), in sede di discussione di bilancio di previsione. Osserva Boscolo, il quale – come visto – nella Giunta Chiereghin si era occupato della questione:

[…] Anche Treviso ha una storia risorgimentale che si innesta in quella nazionale; e per l'ubicazione [del Museo] erano state indicate le aule del Palazzo dei Ricchi, dove si è trasportato tutto il materiale […]; dopo aver fatto tutte queste cose e fornite queste indicazioni, è sorto sempre un qualche ostacolo che ha impedito il sorgere del Museo del Risorgimento. Prima a causa degli uffici del Piano Regolatore, poi per la sede dell'Azienda municipalizzata farmacie. […] Noto anche che quando delle persone vengono da altre città, chiedono – è capitato a me anche di recente – dov'è il Museo del Risorgimento a Treviso. E ho risposto che il Museo del Risorgimento a Treviso è nella mente di Dio. […] Ora, signor Sindaco, […] desidererei avere anche una risposta precisa al riguardo, perché indichi i locali e finalmente si possa dar ordine a questa nostra raccolta del Museo del Risorgimento Italiano e così anche Treviso possa dire di avere un museo del risorgimento. Io la prego anche però di non rispondermi […] che dal momento che i musei nel loro complesso verranno trasferiti in S. Caterina, anche il Museo del Risorgimento verrà ivi rintanato perché francamente dovrei rispondere che ci crederei molto poco. [...]

La risposta dell'assessore Demattè sul punto delude alquanto il consigliere Boscolo, come dirà in replica il consigliere. Demattè:

Purtroppo come atto di piena lealtà non posso che rispondere che veramente noi non pensiamo ad una sistemazione, se non alla condizione di avere a disposizione S. Caterina, perché veramente non sappiamo, oggi come oggi, dove collocare questo Museo, a meno che, stornando dall'idea di S. Caterina tutta una serie di sistemazioni preliminari, noi non facciamo una ricerca in questo senso di una sede che possa intanto ospitare il Museo del Risorgimento. Ma vorrei dire che non è solo questo il problema […] per quanto riguarda tutte le nostre collezioni ed opere d'arte, è stato cominciato un lungo e delicato lavoro di catalogazione. E questo riguarda anche il materiale del Museo del Risorgimento, il quale era stato inventariato una volta non completamente e imperfettamente e la catalogazione, in tutti questi passaggi, oltretutto è andata dispersa; comunque non serve oggi giorno. […] Il nostro interessamento, fino ad ora, è limitato a questo, né altro vedrei sinceramente, benché anch'io pensi come il consigliere Boscolo che il Museo del Risorgimento meriti in una città come Treviso un posto di primo piano ed una sede che ne sia veramente degna. Non vedrei d'altra parte una ricollocazione al Palazzo dei Ricchi, perché oltretutto la sede sarebbe troppo piccola e una delle ragioni per cui fu bloccato è proprio questa. Il materiale era ivi tutto accatastato riempiva in modo disordinato tutta la stanza; si trattava di materiale non esposto. Se si fosse dovuto esporlo e disporlo con la dignità dovuta, non ci sarebbe stato lo spazio sufficiente. [...]

Un ulteriore tassello di verità viene fuori dalla replica di Boscolo, quasi profetica:
[…] Prendo atto comunque che del Museo del Risorgimento si riparlerà soltanto quando verrà trasferito a S. Caterina. Volevo poi farle presente una cosa che secondo me costituisce una lacuna nella sua risposta: che le raccolte – per lo meno nel periodo in cui sono rimaste sotto il portico del Palazzo dei Ricchi e adesso non so dove siano – se non sono convenientemente sistemate e protette, ovviamente si deteriorano e del materiale deteriorabile ce n'è perché io lo conosco, l'ho visto. Volevo anche ricordarle un'altra cosa, che c'è una commissione del Museo del Risorgimento(81) che lei non ha ricordato e che era stata proprio nominata per catalogare le raccolte e per sistemarle. Il presidente di questa commissione e l'incaricato anzi della sistemazione della catalogazione era il prof. Tessari. Non so se la commissione sia ancora in vita perché faccio parte anch'io e non sono mai stato convocato e vorrei sapere se il prof. Tessari abbia tuttora questo incarico.

Si riaffaccia l'ipotesi, pur provvisoria, delle ex scuole Prati, per le quali l'Ufficio tecnico viene incaricato di produrre i necessari elaborati e calcoli. Il progetto è approvato dal Consiglio comunale in seduta 29 maggio 1969 (n. 13954/186); ma la cosa non dura che l'espace d'un matin: gli stessi consiglieri, nella seduta 21 aprile 1970, con la motivazione di dover sopperire alla notevole carenza di aule scolastiche, approvano un nuovo progetto redatto dall'U.T. il 28/2/1970 con questa nuova destinazione, revocando il precedente. Finisce così, ingloriosamente, l'illusione del Museo del Risorgimento coltivata da Tessari, il quale ultimamente si era anche molto defilato.

Due fatti meritano segnalazione fino agli anni Settanta inoltrati: 1. il rinnovo della Commissione consultiva, che va a sostituire quella nominata nel 1965: votata all'unanimità dal Consiglio comunale del 26 febbraio 1971 (n. 5882/112)(82), praticamente non viene mai convocata; 2. la dolente nota 29/5/1972 del direttore del Museo dott. Menegazzi sull'arretrato inventariale, fra cui segnala «i resti (purtroppo gravemente danneggiati nel deposito all'ex scuola Prati) della raccolta di armi e del Risorgimento, attualmente in locali alla Fiera». Sembra essere ripreso il costume della dispersione.

Nota 76
Dispone l'art. 2 dello Statuto, approvato con D.P.R. 1° marzo 1955, n. 357 (e modificato con D.P.R. 5 settembre 1967, n. 1014; con D.P.R. 30 gennaio 1974, n. 94; infine con D.M. 23 aprile 1994): «L'attività dell'Istituto si esplica attraverso l'opera della sede centrale e dei Comitati provinciali: a) [omissis]; b) con l'organizzazione e l'incremento del Museo Centrale del Risorgimento, in Roma, al Vittoriano, e con la creazione, il coordinamento e la sorveglianza dei Musei locali del Risorgimento secondo il disposto del R. decreto Legge 20 luglio 1934, n. 1226, convertito in legge con la legge 20 dicembre 1934, n. 2124».

Nota 77
Cfr. Rassegna storica del Risorgimento, a. XLVI, fasc. 1 (gennaio-marzo 1957), p. 182-183.

Nota 78
Vengono chiamate a farne parte: avv. Alberto Boscolo, assessore anziano, presidente; geom. Arnaldo Cantoni e avv. Dino De Poli, assessori; gr. uff. prof. Gian Luigi Coletti; prof. dott. Teodolfo Tessari; dott. Roberto Zamprogna; dott. Luigi Menegazzi; comm. dott. Cesio Pegoraro; arch. Leonardo Piovesan.

Nota 79
Il trasporto verrà fatto in realtà l'11 luglio 1960.


Nota 80
La Commissione precedente (di cui a nota 78) era scaduta col vecchio Consiglio comunale. Il nuovo, in seduta 24/5/1961 (n. 16054) nomina dodici persone: vengono confermati Boscolo, Tessari, Coletti, Menegazzi, Pegoraro, Piovesan, Zamprogna; sono nominati ex novo: Nando Coletti, prof. Tomaso Pietrobon, prof. Gerolamo Vittorelli, Oddo Celotti, prof. Luigi Mandò.

Nota 81
Questa commissione, nominata dal Consiglio comunale del 22/9/1965, era stata allargata fino a 15 componenti. Questi i nominativi: Baio Attilio, Fontana Enzo, Colussi Sergio, Vittorelli Gerolamo, Tessari Teodolfo, Pietrobon Tomaso, Pegoraro Cesio, Netto Giovanni, Da Re Elvira, De Conti Ernesto, Zanforlini Giovanni, Celotti Oddo, Miceli Enzo, Prevedello Mario, Boscolo Alberto.

Nota 82
Vi fanno parte 14 componenti: Brunetta Ernesto, Bastasi Alessandro, Ramanzini Leopoldo, Netto Giovanni, Giraldo Bruno, Pegoraro Cesio, Tessari Teodolfo, Concini Guido, Pagnin Antonio, Agrizzi Giovanni, Bolis Roberto, Tessari Alessandro, Balduzzi Giovanna, Perissinotto Elio. Concini e Pagnin sono espressi dall'Associazione nazionale combattenti e reduci (in ordine alle cose del Museo del 55° Rgt. Fanteria in consegna al Comune); tutti gli altri invece sono nominati in modo ripartito fra i vari gruppi consiliari che siedono a Palazzo dei CCC.

HOME

In the first half, James got 30 points, what is more, he shot 14 only missed 2 of them, the rate of shooting is over 80%, so high is it. As can be seen from that, these previous rumors can not make any bad innfl nike jerseys wholesalefluence on him. On the contrary, his excellent performance is enough to offset all the taunt and condemnation. 30 points on the first half also become his own new record, and now they will play the last gamecheap nike nfl jerseys at their home court. At the beginning of second quarter, Wade only got his first shot, then Rondo and KG also have scoring, and so did Allen, which forced Heat to ask pause. And after the pause, James opennew nike nfl jerseysed his own mode of killer, who continually got the shot. And the gap was extended 15. Then Rondo constantly impacted into inside to score or to pass, the gap was in 8. James, also him, used shot and free thrownfl jerseys for wholesale to keep the losing score. At the end of the first half, Heat leaded Celtics with the score of 13. James got 14 in the first quarter, who got again 16 in the second, he almost beat all the attaching of Heat.cheap nfl jerseys
This is my aboriginal time to apprehend about alley rage, which is a an actionable even in European country. Recently, Broncos Pro Bowl arresting end Elvis Dumerviauthentic nfl jerseysl was answerable in the alley acerbity case. But his lawyer, Harvey Steinberg said that Dumervil had been austere in the case.
A adequate Dumervil said he knenike nfl jerseys w he "didn't do annihilation wrong," but was "in the amiss abode at the amiss time." The badge address said Dumervil and accession man were ashore in cartage on Jjerseys football uly 14, got into an altercation with a changeable driver, and the two men displayed weapons. Dumervil told badge he didn't accept a gun; admiral say they begin onecheap nfl jerseys in the car's cuff compartment. They are the centermost of the public, his behavior should be paid added absorption to because his admirers will apprentice from hicheap nfl jerseysm.