IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi

16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Museo Storico del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione



linearossa

Ultima illusione

Altri due episodi di reviviscenza sono legati alla attività del prof. Giovanni Netto (1922-2007). Con Netto, insegnante, assessore nella Giunta Chiereghin, storico autorevole, torna in sella il Comitato provinciale dell'Istituto per la storia del Risorgimento. Eletto presidente del Comitato a ottobre 1977, egli fa a tempo, perdurando il suo mandato(84), a vedere il riallestimento delle collezioni e il tramonto del sogno di riapertura. Ha la fortuna di poter interloquire con amministratori sensibili al problema come l'assessore alla cultura Clara Rosso Coletti; ha la fortuna di potersi affidare a due consiglieri direttivi che sono anche dirigenti comunali, il prof. Lucio Puttin, direttore della civica biblioteca, e il prof. Eugenio Manzato, direttore dei Musei civici; ha la fortuna infine di poter disporre dei locali liberati dall'Asilo 'Garibaldi'. Già nel 1979 si possono mettere le mani sulle casse del Museo del Risorgimento, in locali più accessibili: si fa strada l'ipotesi di portare finalmente a compimento il progetto di Gino Coletti, tanto più che – come avverte Puttin nella riunione del Consiglio direttivo del 23/3/1980 – «non sembra che il materiale del Museo del Risorgimento possa trovare collocazione nella nuova sede di S. Caterina». Il 29 aprile 1980 nei locali adiacenti al chiostro nord dell'ex convento degli Scalzi, viene inaugurata una vasta mostra di cose del Museo del Risorgimento e del Museo storico del 55° Reggimento Fanteria, associati per l'occasione in attesa di una definizione dei rapporti fra Comune e Ministero della difesa, che è proprietario di quest'ultimo.

Il professor Alberto Ghisalberti, illustre cattedratico e presidente nazionale dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, da Roma scrive a Netto il 24 aprile: «[...] con viva riconoscenza apprendo che, per Suo merito, Lei ha potuto realizzare l'aspirazione del non dimenticabile dott. Pegoraro per l'apertura del Museo del Risorgimento trevigiano. [...] la notizia è giunta graditissima […]. Ma Treviso è una città che non dimentica le sue gloriose tradizioni» (corsivo nostro); e il 9 maggio, una volta ricevuta la relazione per la Rassegna: «[...] fa veramente piacere riconoscere che c'è anche chi lavora e capisce che... navigare necesse! Bravo e bravi i Suoi collaboratori!»; e, richiamandosi a un ricordo personale di vecchio combattente della Grande Guerra, aggiunge: «È mio orgoglio avere combattuto l'ultima [sic] guerra (l'ultimo anno l'ho trascorso sul Piave, tra l'ansa di Zenson e Fagarè, varcando il fiume con il mio battaglione di fronte a Salgareda e ricevendo gli abbracci e i baci delle donne di Oderzo...)».

Nonostante il successo della esposizione permanente, e ancorché siano prossime scadenze commemorative di non poca importanza e di sicuro richiamo turistico (Caporetto, 1917; battaglia del Solstizio, 1918), è una vera e propria doccia fredda la decisione dell'amministrazione, a metà febbraio 1987, di utilizzare quei locali per la biblioteca civica, sfrattata dalla sede di Borgo Cavour per problemi strutturali. Per il Museo del Risorgimento si fanno varie proposte: alcuni locali di villa Lattes a Istrana, la cedraia di Villa Margherita a S. Artemio; infine la soffitta della scuola elementare 'Gabelli' (viale Cadorna), temporaneamente dismessa. Il progetto esecutivo per quest'ultima soluzione viene approvato in Giunta il 4 agosto 1987. Il 6 novembre finalmente l'assessore Rosso Coletti propone in Giunta di nominare una commissione di tre esperti per l'ordinamento dei materiali nel nuovo sito, integrata dal direttore dei Musei civici. Essi sono: il prof. Umberto Corsini, dell'Università di Venezia, il prof. Ernesto Brunetta, studioso di storia del Risorgimento, il prof. Giovanni Netto.

Il 6 agosto 1988 vengono consegnati i locali al Comitato; cominciano ad affluirvi i cimeli, a disposizione della commissione ordinatrice(85). La quale si riunisce in loco il 21-22 febbraio e 4 luglio 1989. Le osservazioni di metodo del prof. Corsini, comunicate con lettera 11 luglio 1989, meritano di essere riferite per larghi tratti:

1. il materiale visionato è per significanza storica sufficiente per raccomandare che con esso si istituisca in sede e ordinamento stabile il Museo Civico del Risorgimento;

2. squilibri tra singoli periodi del Risorgimento sono sempre suscettibili di compensazione in progresso di tempo a mezzo di acquisizioni mirate;

3. per le integrazioni che si rendono necessarie è opportuno ricorrere nell'immediato a riproduzioni fotografiche;

4. integrazioni, immediate e future, vanno previste se si vuole corrispondere al criterio fondamentale che presiede alla composizione e all'ordinamento di un Museo storico, perché il Museo non può essere concepito come una raccolta ed esposizione degli oggetti che casualmente si trovano disponibili, ma come un complesso organico e ordinato di oggetti che renda possibile la lettura visiva nella successione cronologica di un periodo storico;

5. la sensibilità dei visitatori è molto mutata rispetto al passato e non è più disponibile ad emozionali entusiasmi per le 'patrie memorie'. Un museo del Risorgimento ha senso in quanto rassegna di lettura storica, come strumento didattico che visualizza nella concretezza degli oggetti esposti la conoscenza di un passato recente e che attraverso quella conoscenza raggiunge anche una valenza educativa morale e civile, della comunità locale e nazionale;

6. il pregiudizio di inferiorità dei Musei del Risorgimento periferici rispetto ai grandi musei delle città protagoniste del processo risorgimentale va totalmente respinto in sede scientifica: come risultante di idee e avvenimenti manifestatiti sull'intero territorio, ogni punto di quel processo è sia centro che periferia: la conservazione e conoscibilità della documentazione di quel processo risponde a un'essenziale finalità scientifica.

L'illustre studioso fa seguire una serie di consigli museografici che investono tecniche e strategie espositive in rapporto agli spazi, selezione dei materiali (con un rigoroso riequilibrio specie nella scelta degli strumenti bellici): limitare al minimo gli oggetti 'coloniali', che eccedono rispetto alla documentazione inerente il travaglio politico e sociale del nuovo Regno d'Italia; riempire in modo mirato le vistose lacune del periodo 1866-1914, specie riguardo all'emergenza sociale ed al fenomeno emigratorio. Siamo agli antipodi di quanto intendeva il Coletti 'colonialista' del 1935.

Epilogo

Poi anche la scuola 'Gabelli' ha pienamente recuperato la sua funzione didattica. Finiscono qui le opportunità di dare alla città di Treviso il suo Museo del Risorgimento, per le quali si sono spesi intelligenze (due fra tutti: Tessari e Netto), passione e denari. Il resto è materia di argomentazione dei nostri giorni(86).

Nota 84
Rinuncerà il 20 marzo 1993, restando poi sempre, fino agli ultimi tempi, aggiornato sull'attività del Comitato e sugli sviluppi della vicenda 'Museo del Risorgimento' e connessi, grazie all'amichevole confidenza dell'attuale presidente, colonnello Enzo Raffaelli.

Nota 85
Cfr. in particolare G. Netto, «Il nostro Museo del Risorgimento ha compiuto cent'anni», in: Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano (a cura di), Il Veneto e Treviso tra Settecento ed Ottocento, X ciclo di conferenze, Treviso, novembre 1989 – aprile 1990, p. 51-60.

Nota 86
Per gli aggiornamenti al 2011 cfr. M. E. Gerhardinger, «Il “fondo risorgimentale” dei Musei Civici di Treviso: sintesi cronologica, in: M. E. Gerhardinger, E. Lippi, Risorgimento a Treviso (come cit. in nota 4), p. 94. Per le polemiche innescate in seguito all'aborto anche delle 'Gabelli', può essere utile leggere gli articoli giornalistici citati nella Rassegna stampa qui sotto.

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