IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi

16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Museo Storico del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione


linearossa

C. Normativa

I Musei civici del Risorgimento e le loro cose sono beni culturali (art. 10 D. Lvo 22 gennaio 2004, n. 42): ricadono perciò nell'ambito di competenza del Codice dei beni culturali e in quanto universalità di cose fanno parte, ai sensi dell'art. 822 del Codice civile, dei beni del demanio culturale: non possono essere venduti, né usucapiti, né formare oggetto di diritti a favore di terzi.

Sono beni di interesse prevalentemente storico (art. 2, co. 2), destinati alla fruizione della collettività, sempre che non vi ostino ragioni di tutela (art. 2, co. 4); gli enti sono tenuti a garantirne la conservazione (art. 1, co. 5). Le funzioni di tutela sono attribuite al Ministero per i beni e le attività culturali; e le regioni e gli altri enti pubblici territoriali cooperano con esso nell'esercizio di tali funzioni (art. 5). La valorizzazione dei beni è disciplinata dall'art. 6, e comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione
.
La vigilanza sui beni museali compete al Ministero; e, in quanto appartengano agli enti pubblici territoriali, il Ministero provvede alla vigilanza anche mediante forme di intesa e di coordinamento con le regioni (art. 18). I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con preavviso non inferiore a cinque giorni, ad ispezioni volte ad accertare l'esistenza e lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali (art. 19). I beni non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione (art. 20, co. 1).

Sono subordinati ad autorizzazione del Ministero: lo spostamento, anche temporaneo, dei beni culturali mobili, lo smembramento di collezioni, serie e raccolte; mentre lo spostamento di beni culturali dipendente dal mutamento di dimora o di sede del detentore è preventivamente denunciato al soprintendente.

La conservazione del patrimonio è assicurata da una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro (art. 29 e segg.). Il Ministero può imporre al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo gli interventi necessari per assicurare la conservazione dei beni culturali (art. 32-38). Il Codice disciplina anche la custodia coattiva (art. 43).

Il prestito per mostre ed esposizioni è soggetto ad autorizzazione (art. 48). È vietato, senza autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli, nonché la rimozione di cippi e monumenti, costituenti vestigia della Prima guerra mondiale (art. 50, co. 2).

I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l'espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi. L'esproprio è disciplinato dagli artt. 95-100.

L'art. 101 definisce museo una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio. L'art. 102 contempla che lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali assicurano la fruizione dei beni presenti nei luoghi indicati all'art. 101 (cioè nei musei), garantendone l'accesso (art. 103), disciplinandone la fruizione e l'uso. Gli artt. 111 e segg. invece fissano i principi della valorizzazione e le forme di gestione, nonché le attività di promozione che favoriscono lo studio e la ricerca.
Infine, occorre richiamare la normativa che attribuisce all'Istituto per la Storia del Risorgimento prerogative circa la creazione, il coordinamento e la sorveglianza dei Musei locali del Risorgimento (R. D. 20 luglio 1934, n. 1226 convertito il legge con L. 20 dicembre 1934, n. 2124), cioè lo Statuto approvato con D.P.R. 1 marzo 1955, n. 357 e successive modifiche; ed il regolamento esecutivo, approvato nella seduta della Consulta del 28 ottobre 1994, che all'art. 9 recita. «I presidenti dei Comitati assolvono localmente alle funzioni relative alla formazione e alla sorveglianza dei Musei del Risorgimento».

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