IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi

16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Museo Storico del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione



linearossa

Un tentativo di ripetizione
di Enzo Raffaelli

Qualche anno fa, in occasione del 90° della Grande Guerra, i cittadini di Treviso lo ricorderanno, il nostro Istituto ha organizzato una mostra a Casa Da Noal che ha ottenuto un buon riscontro di visitatori, quasi 5.000 in un mese, nonostante che l'apertura fosse ridotta ai soli pomeriggi dei giorni feriali. In quella mostra abbiamo anche esposto pezzi che necessitavano di restauro nella vana speranza che qualcuno se ne accorgesse e magari provvedesse a fare qualcosa, altri li abbiamo restaurati a nostre spese (il grande plastico del Montello, originale del 1918, donato dal generale Vaccari e quello del fronte dolomitico). L'allestimento della mostra comprendeva, quasi per intero, materiali provenienti dal 55° Fanteria, armi importanti - selezionate tra le centinaia del museo -, carte topografiche originali della Grande guerra, il bellissimo modello del piroscafo principe Umberto, le due grandi tele di Gino Borsato, il ritratto del duca d'Aosta dell'Apollonio, lettere, foto, oggetti vari. La nostra speranza, oltre che ricordare l'evento, era quella di riattizzare la memoria e magari trovare una soluzione per i materiali del museo. Speranze presto svanite e forse perdute.

Che fare di quei materiali? L'abbiamo già detto, essi non hanno grande valore artistico, ma dal punto di vista storico rappresentano certamente un pezzo della storia di questa città. Si tratta allora di stabilire, una volta per tutte, in merito al restauro, conservazione e destinazione dei reperti. Da parte nostra abbiamo fatto quanto abbiamo potuto, oltre non è lecito chiederci. Ricordiamo che i materiali sono di proprietà dell'amministrazione militare e noi ci attiveremo per ricordarlo a coloro cui compete. L'amministrazione comunale ha, secondo il nostro punto di vista, il dovere di prendere le conseguenti definitive decisioni. Dire chiaro e forte se la città di Treviso ha interesse a conservare quei reperti. Se quell'interesse c'è, è sentito, è vivo, l'amministrazione ha il dovere di provvedere ad un decente mantenimento; in caso contrario, certifichi il disinteresse e li restituisca all'esercito anche attraverso i vari musei della Grande Guerra presenti sul territorio, in primis quello di Vittorio Veneto. Una cosa non è più tollerabile: lasciare le cose come sono.

Se le cose dovessero rimanere così tra qualche decina d'anni, ad essere ottimisti, non resterà che redigere l'ultimo verbale, quello di alienazione dei reperti museali del 55° reggimento fanteria Marche. Tuttavia quel verbale certificherà anche la perdita definitiva di un pezzo di memoria di questa città.

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