IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi

16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Il museo del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione



Morte Guidotti

Particolare dal dipinto che rievoca la morte del generale Guidotti, di fronte a Porta San Tommaso, realizzato da F. Petrin nel 1928. Museo del Risorgimento.
Fascia della Guardia Civica

Particolare di una Fascia della Guardia civica durante la Repubblica Romana. Museo del Risorgimento.

Luigi Coletti

Luigi Coletti

Mario Botter

Mario Botter al lavoro.
Archivio Ettore Bragaggia


linearossa

Nel dopo-Bailo

All'indomani della morte del Bailo viene conferito un mandato ricognitivo e progettuale degli istituti di cultura ad una commissione straordinaria composta da: Coletti(42), presidente, Botter(43), Michieli(44), Gius. Olivi(45) e Zanette(46), i quali il 12 aprile 1933 espongono in una dettagliata relazione di quattordici pagine piani di intervento e di ammodernamento a varia scadenza, ma tali da rivoluzionare sostanzialmente gli spazi del compendio biblioteca-museo. Si lamenta (p. 2) che per varie ragioni (la più macroscopica è la vicenda bellica) «il museo si trova ora in uno stato embrionale: vi è un materiale cospicuo per il museo, ma non vi è il museo». Riguardo ai fabbricati si esprimono riserve sul dedalo di stanze e stanzette, sui dislivelli dei piani, sulla bassezza dei locali al primo piano; ma l'handicap più grave è l'Asilo infantile che occupa i locali del pianoterra del secondo chiostro nell'ex convento degli Scalzi: «inconveniente che è necessario rimuovere(47), nel reciproco interesse delle due istituzioni» (p. 7). Sull'ordinamento del museo si danno solo indicazioni di massima, fermo restando che esso dovrà essere costituito dalle seguenti sezioni: «l'archeologica e topografica, nel pianterreno del primo chiostro; quella del Risorgimento, della Guerra e della Vittoria (sezione che dovrà essere largamente sviluppata) nel pianterreno del secondo chiostro; quella storica e di arte applicata all'industria, al piano primo» (p. 11). Un paio di mesi dopo, il 14 giugno, il podestà emana, con deliberazione n. 7839, i nuovi regolamenti degli Istituti comunali di coltura, che recepiscono le conclusioni di quella relazione, prevedono l'istituzione della figura unica del conservatoredi essi (a titolo onorario e compenso tenuissimo), l'intitolazione al Bailo del museo, ed accolgono, per questo, l'articolazione nelle seguenti sezioni: a. archeologica, b. storica topografica, c. di arte applicata alle industrie, d. del Risorgimento, della guerra, della Vittoria.

Ma, nonostante che con lettera del 22 ottobre 1933 il Coletti, nel frattempo nominato conservatore(48), ritenga, «per ragioni educative, che le sezioni del Risorgimento e della Guerra del nostro Museo, dovessero essere fra le prime ad essere riordinate e convenientemente collocate», e che nella lunga relazione del 1935(49) mostri in vari passaggi (pp. 24-26) uno speciale riguardo per quello che dovrebbe essere il Museo del Risorgimento, della Guerra e del Fascismo, cui riservare non meno che l'intera area del secondo chiostro degli Scalzi, sfrattandone l'Asilo Garibaldi, nell'allestimento del 1938 né è stato possibile impiantare questa sezione, con la quale Coletti avrebbe sperato «finalmente dare inizio a quel Museo delle Battaglie del Piave […] Museo che potrebbe divenire importantissimo […] e che in Treviso, cuore della difesa e sentinella d'Italia nell'anno più tragico della nostra guerra, avrebbe la sua sede naturale»; né l'Asilo Garibaldi ha trovato nuova e più degna sede. Sono queste le motivazioni ufficiali più gravi in forza delle quali, con lettera da casa, quindi non ufficiosa, il 22 febbraio 1940, Coletti prega il podestà Candiago di accogliere le sue dimissioni (n. 5313 di protocollo), pronto a ritirarle poi il 1° marzo, «in seguito a colloquio avuto col Sig. Podestà», come annota il segretario comunale in margine. Scrive comunque Coletti:

L'ordinamento da me proposto e da Voi approvato richiedeva una graduale attuazione della quale solo la prima parte è compiuta. L'ulteriore svolgimento del programma, e cioè Galleria secondaria per le opere d'arte […] e Museo del Risorgimento, guerra, fascismo, colonie, dipendeva dalla disponibilità dei locali ora occupati dall'Asilo. […] Ora purtroppo vedo sempre più allontanarsi la possibilità di avere sgombri quei locali; [...] il ricco materiale che dovrebbe costituire il Museo del Risorgimento occupa i locali della Galleria secondaria e perfino l'Atrio dell'Ateneo. Inutile ch'io insista sulla necessità dell'istituzione del Museo del Risorgimento».

Negli anni immediatamente precedenti, anche Coletti, alimentando suo malgrado il disagio fisico dell'accumulo irrazionale, persegue la politica dell''accaparramento'(50), come dichiara nella lettera del 20 dicembre 1935 (n. 1372 del protocollo Museo) ove dà notizia delle recenti trattative messe in atto con la vedova di Tommaso Salsa, signora Ines Barni, per acquisirne i ricordi, promessi anche da altri congiunti dell'illustre generale con l'intermediazione di Giovanni Comisso, che di Salsa è nipote. La lettera è importante perché dà la misura di questa politica di Coletti, in ciò non dissimile da quella del Bailo, ma più mirata: lo scopo è infatti quello di costituire «una importante sezione coloniale nel Museo del Risorgimento e della Guerra: sezione che ben avrebbe ragione d'esser a Treviso, dato che appunto il trevigiano Salsa è una delle figure preminenti del colonialismo italiano». E continua:

Naturalmente tale sezione deve essere inquadrata in quella completa organizzazione del Museo del Risorgimento e della Guerra che intenderei costituire nei locali del vecchio Museo una volta avvenuto il trasporto nella nuova sede delle sezioni storico-artistiche. Sulla istituzione di tale museo ho già altre volte intrattenuto V.S. Ill.ma, chiedendo autorizzazione di massima alle pratiche preliminari (ricerche e accaparramento del materiale) che non converrebbe ulteriormente ritardare: ma non ho avuto risposta in proposito. Poiché, specialmente per quanto riguarda la sezione coloniale, il momento sarebbe propizio, mi pregio nuovamente pregarla di approvare in via di massima il mio progetto per la istituzione del Museo del Risorgimento e della Guerra, autorizzandomi alle predette pratiche preliminari.

Autorizzazione che il podestà Fiorioli Banchieri si affretta a dare, tanto più che il momento è 'propizio' nella misura in cui da un lato Coletti fa emergere che, oltre ai ricordi Salsa, la sezione coloniale del Museo del Risorgimento si può già fregiare anche di quelli di Molinari (acquisiti – l'abbiamo visto – trent'anni prima) e di Angelo Ferretto, dall'altro l'attuale avventura italiana in Etiopia, che darà a Sua Maestà il duplice titolo di Re e Imperatore, può essere per un verso il riscatto dell'onta di Adua, per l'altro fonte di nuovi 'ricordi'.

La corposa relazione sull'andamento degli Istituti, datata 16 marzo 1936, ribadisce le iniziative prodotte in tal senso e ricorda (p. 7) che sui fondi del Museo si è provveduto al pagamento delle ultime rate dei busti di Salsa e Vanzo (cui si aggiunge anche il busto in gesso di Luigi Bailo, fatto eseguire al Carlini); ma anche che

In seguito alla «Mostra degli eroi Trevisani in A.O.», un cospicuo nucleo di ricordi di quei valorosi: Tomaso Salsa, Molinari, Ferretto, Ricci, sono entrati a far parte del Museo, per generoso dono delle famiglie. Essi formeranno una sezione coloniale del Museo del Risorgimento e della Guerra […]. Una tale sezione coloniale ha ben ragione d'essere e acquista particolare significato nella città che ha dato i natali a Tomaso Salsa, e dove lungamente viveva Raimondo Franchetti.

Il che dà adito a pensare che, con il recente massiccio ingresso di cose etniche, questo Museo coloniale ambisse non solo a colorarsi di una connotazione etnografica, sia pure secondaria (e il richiamo al Franchetti ha questa valenza), ma anche, in ciò divergendo sostanzialmente dalle oneste intraprese del Bailo (il quale pure si era concesso delle libertà rispetto a un museo del Risorgimento stricto sensu), tentasse con Coletti un aggiornamento in senso fascista ed un aggancio con la propaganda colonialista. Tecnicamente, Salsa non può essere definito fascista; ma è fascista tutta la macchina pubblicistica che vi sta attorno: dal monumento (inattuato per sopraggiunte difficoltà economiche), all'edizione delle lettere, curata per tempo (1935) da Comisso e da Emilio Canevari, alla sezione coloniale focalizzata sui suoi meriti africani.

Ma tanto trasporto sentimentale e tanta intelligenza progettuale da parte di Coletti non trova adesione incondizionata nell'amministrazione podestarile, alle prese con difficoltà economiche insormontabili: così tutte le variabili messe sul tappeto (acquisto di Palazzo Revedin da destinare a sede della pinacoteca; o alternativamente trasporto di questa nel Palazzo Milani, ribattezzato Casa da Noal; estromissione dell'Asilo infantile) vengono accolte tiepidamente, e va in porto solo la destinazione della restaurata Ca' da Noal a sede di Museo della casa trivigiana, cioè in sostanza delle arti applicate.

Nota 42
Per Gianluigi Coletti (poi normalmente Luigi e, in confidenza, Gino), è sufficiente rinviare a: Luigi Coletti cittadino e storico dell'arte. Atti del convegno di studi nel centenario della nascita, Treviso 30 ottobre 1986, Treviso, 1987; A. Diano (a cura di), Luigi Coletti. Atti del convegno di studi (Treviso 29-30 aprile 1998), Treviso, 1999.

Nota 43

Mario Botter (Treviso 1896 – ivi 1978), figlio di Girolamo, di cui ereditò la passione e l'arte del restauro pittorico, operò il recupero artistico di casa da Noal (già Milani, 1938), e del salone dei Trecento (1938-39), la scoperta degli affreschi di S. Caterina in seguito al bombardamento del 7/4/1944 e fece, nel dopoguerra, numerosi interventi su affreschi di facciata di antiche case trevigiane. Legionario fiumano, è stato vice segretario politico dei Fasci di combattimento di Treviso (1934). Membro della consulta municipale dal 1931 al 1934. Autore di varie pubblicazioni d'arte, fra cui: Ornati a fresco di case trivigiane (1955), La villa Giustinian di Roncade (1955), Santa Caterina di Treviso, chiesa e convento dei Servi (1963), Affreschi decorativi di antiche case trivigiane dal XIII al XV secolo (1979).


Nota 44
Adriano Augusto Michieli (Venezia 1875 – Treviso 1959) nipote di Fortunato, insegnò al 'Riccati' e alla Scuola libera popolare che con Boscolo, Riva, Giacomelli ed altri istituì a Treviso (1905); consigliere comunale clerico moderato (1914), dimissionario dal 1918 per trasferimento a Cuneo; lasciò numerose pubblicazioni di storia e di storia della geografia, fortunata la sua Storia di Treviso (Firenze 1937). È stato membro della civica commissione per le iscrizioni, e più volte commissario (1945-1948 e 1955) e presidente (1939-45, 1948, 1956-1958) del Comitato trevigiano dell'Istituto per la Storia del Risorgimento. Cavaliere nell'ordine della Corona d'Italia (1920).

Nota 45
Giuseppe Olivi (Treviso 1893 – ivi 1942), omonimo del podestà, di cui era pronipote in linea diretta, era figlio di Luigi, professore di diritto internazionale a Modena. Avvocato, aveva studio professionale con il fratello Silvio. Volontario nella prima guerra mondiale, ferito nel combattimento del Vasson (Trentino) del 25 agosto 1916, dichiarato disperso, prigioniero a Mauthausen, rientrò in patria nel 1917. Nel 1919 si stabilì a Genova. Nel 1922 faceva parte del Triumvirato e aveva il comando delle Camicie nere di quella provincia. Mutilato e decorato al valore militare, fu eletto deputato nella circoscrizione Veneto-Tridentina, nella lista nazionale nel 1924. Fu direttore politico dell'Eco del Piave.

Nota 46
Emilio Zanette (Vittorio Veneto 1878 – Treviso 1971) professore di lettere al 'Canova', poi preside all'Istituto magistrale 'Duca degli Abruzzi'; autore di numerosi saggi di critica letteraria e di un Dizionario del dialetto di Vittorio Veneto (1955).

Nota 47
La proposta, che va in direzione esattamente opposta a quanto voluto da Bailo, neanche tre anni prima, con lettera dell'8 nov. 1930 (ved. sopra), viene ribadita pochi mesi dopo dal Coletti con lettera del 22/10/1933, perché, come ripetuto in una nuova corrispondenza dell' 8/9/1934, occorrono anche i locali del pianterreno per il collocamento di sezioni – quella risorgimentale e della guerra – «che sono più suggestive ed efficaci per la coltura e l'educazione popolari».

Nota 48
La deliberazione podestarile del 3 luglio 1933, n. 8767 nominava Coletti conservatore, per un periodo di dodici anni, e Zanette, Michieli, Olivi e Botter membri della commissione consultiva ordinaria per quattro anni.

Nota 49
In questa relazione, fra l'altro, si riferisce (p. 23) di «molti ricordi di guerra» pervenuti al Museo «da parte del giovane Ciro [sic!] Boccazzi e dal parroco di S. Lazzaro don Giovanni Rossi». – Sul Gazzettino del 27 febbraio 1935 un trafiletto anticipa già i contenuti del progetto di riassetto del Museo civico, ove è detto, fra l'altro: «Altro programma sarebbe quello di trasportare Museo e Pinacoteca insieme nei due palazzi di proprietà comunale in via Canova [i.e. ex Milani ed ex Ravanello, oggi rispettivamente Ca' da Noal e casa Robegan], lasciando nell'attuale sede solo il Museo del Risorgimento cui si aggiungerebbe quello della Guerra e del Fascismo» (corsivo nostro).

Nota 50
In ogni caso Coletti non può inizialmente non seguire in linea di massima le orme del Bailo, accettando e valutando offerte d'acquisto. Per es. il 9/10/1933 comunica fra altre cose di aver acquistato per il Museo del Risorgimento una medaglia di argento al v.m. «appartenuta a un trevigiano» non meglio identificato, per lire 4.

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