IL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI TREVISO
IL MUSEO DEL 55° REGGIMENTO FANTERIA "MARCHE"

Di STENO ZANANDREA con uno scritto di ENZO RAFFAELLI e la collaborazione di Stefano Fumarola e Andrea Castagnotto

testata


Premessa di metodo

1. Prologo

2. La mostra del 1898

3. Primi doni

4. Le fabbriche del Museo

5. La gestione fino al 1932 A

6. La gestione fino al 1932 B

7. Inventario Reduci P.B.

8. Nel dopo-Bailo

9. Entra in scena il Comitato

10. Guerra

11. L'intermezzo del 1943

12. Il secondo dopoguerra

13. Nuovi doni

14. Un infelice connubio

15. Tessari e Ca' dei Ricchi

16. Ultima illusione

17. Appendice "A": inventari

18. Appendice "B": Mostre

19. Appendice "C": Normativa

20. Rassegna Stampa

21. Come tutto è cominciato

22. Museo Storico del 55 Marche

23. Un tentativo di ripetizione




linearossa

Intermezzo del '43 e oltre: l'affaire Boccazzi

Per quanto riguarda il secondo dono, la vicenda si svolge in due tempi ed ha dell'incredibile. Appena una settimana dopo l'8 settembre, già in regime di occupazione nazista, in data del 16 settembre 1943 Isaia Boccazzi, chiamato Isotto, ispettore scolastico a riposo abitante in via S. Nicolò 46, con lettera al podestà (n. 11768 di prot.), ed elenco allegato, offre al Museo civico, «purché sia fatta nota precisa che esse sono dono [corsivo nostro] del dott. Cino Boccazzi, sottotenente medico paracadutista al fronte», ventotto armi antiche e di pregio che suo figlio ha raccolto. L'ispettore ricorda preliminarmente al podestà, forse per ottenere il suo benevolo assenso al trasferimento di proprietà, che Cino già nel 1934 aveva offerto al Museo «molti cimeli di guerra» (come da nota del Conservatore n. 236/M del 5/2/1934). L'elenco, di pari data, riporta:

Armi antiche di pregio artistico, di proprietà del dott. Cino Boccazzi, S. Tenente medico paracadutista al fronte. Via san Nicolò 46 Treviso
Elenco delle armi:
Due misericordie del 1600
Un pugnale del 1500
Quattro stocchi di diverse epoche
Tre spadoni
Due antiche baionette
Uno stocco lavorato con custodia di cuoio
Quattro schioppi e spingarde del 1700
Una lancia
Una zagaglia abissina
Un pistolone
Otto vecchie sciabole (sei di ordinanza del 1870 e due da scherma)
Totale pezzi ventotto

La sottoscrizione di Isotto Boccazzi è fatta seguire da un Notabene di tale tenore: «Chiede, se possibile, di offrire dette armi antiche al Museo civico di Treviso. Se si consente desidera che il presente elenco sia firmato dalla Autorità militare Tedesca»: un evidente messaggio politico. Infine un «Autorizzo», che sembra vergato dalla stessa mano del sottoscrittore. In data del 28 settembre il podestà accetta la donazione delle 28 armi antiche, per la quale esprime il «cordiale ringraziamento» dell'amministrazione e conclude con la stessa formula usata per l'ing. Antoniutti.

Il secondo tempo dell'azione invece cade dopo un quarto di secolo. Nel frattempo Alfonso Boccazzi (1916-2009), da sempre chiamato Cino, è diventato un archeologo ed africanista apprezzato ed uno scrittore di qualche successo. Il 14 settembre 1968, dalla Casa di cura 'Villa Anna Maria', dove presta servizio, rivolge questa lettera al sindaco Bruno Marton (assunta a protocollo il 23 col n. 27639):

Diversi anni fa ho regalato al Museo di Treviso una raccolta notevole di cimeli della guerra 15/18. Nel 1943, essendo io al fronte, mio padre depositò in custodia [corsivo nostro] al Museo una mia raccolta di armi antiche (28 pezzi) per sottrarle alle requisizioni tedesche. Di tale atto esiste documentazione e ricevuta in mano al dr. ***
Quattro anni fa diedi al Museo una interessante serie di oggetti di scavo in bronzo da me ritrovati e descritti anche in due pubblicazioni […]
Ora io vorrei:
ritornare in possesso delle armi antiche provvisoriamente affidate in custodia.
Riordinare ed esporre degnamente il materiale da me donato nel Museo.
Ma, mi dice ***, tutta questa roba e molta altra, è incassata da tanti anni, e continua a girare da un posto all'altro e attualmente dovrebbe essere ammucchiata a Palazzo dei Ricchi. Non è dunque possibile e questo lo dico anche nella mia qualità di Ispettore Onorario agli Scavi e Antichità per Treviso, di fare una ricognizione, accertare se il materiale esiste ancora e in quale stato, cosa è stato disperso dalla guerra, ed esporlo degnamente?

Nel breve carteggio l'assessore di reparto, dopo che il sindaco (7 ottobre) ha riscontrato la nota Boccazzi, dispone il 15 novembre che venga compilato regolare verbale in quattro esemplari (rispettivamente da destinare agli atti del Museo civico; da allegare all'inventario del Museo del Risorgimento; da inviare all'Ufficio economato – patrimonio mobiliare; copia per l'assessore medesimo) ove si faccia constare la restituzione del materiale che «agli atti in suo possesso risulta» di proprietà del Boccazzi. Il quale già il 28 ottobre ringrazia per il consenso ad accedere ai depositi del Museo del Risorgimento in via Tolpada, dove ha potuto reperire le armi «di mia proprietà»; ma segnala anche che quei depositi non sono adatti alla conservazione di «pezzi di notevole valore (spade, stocchi, fucili del 1600-1700) purtroppo destinati a progressiva rovina». Propone la propria collaborazione per il restauro, previo trasferimento nella sede di Borgo Cavour.
L'assessore annuisce alla proposta pure il 15 novembre (n. 33188), dichiarando di poter affidare al Boccazzi il delicato compito di restauro delle armi del Museo del Risorgimento che nel frattempo ha fatto prelevare (con nota al direttore del museo civico n. 33189 di pari data) da via Tolpada. L'occhio clinico dell'Ispettore onorario compendia il risultato del lavoro (di recupero e di restauro) già in una nota al Sindaco del 17 febbraio 1969, che riproduciamo:

Ho terminato in questi giorni il restauro delle armi antiche reperite nei depositi del Museo Cittadino. Esse erano in un locale umido alle Scuole Prati e molte erano in pessimo stato di conservazione. L'azione di pulitura e di restauro mi ha permesso di recuperare oltre un centinaio di pezzi di notevole valore artistico e di antiquariato (diversi milioni).
Da segnalare una serie di pistole, di cui due coppie e una firmata da Lazzarino Cominazzo, uno dei più grandi armaioli bresciani del passato. Importantissimo il reperto di una gigantesca spada a 2 mani databile intorno al XI, XII secolo, di notevolissimo valore e rarità, quasi certamente appartenente al boia di Treviso.
Inoltre una serie di grandi alabarde a falcione, una serie di elmi tutti uguali del 1500, con la rosa dei Loredan, 67 spade del 1600, 1700, di cui 55 in ottimo stato dopo la ripulitura, molto firmate [sic], che costituiscono un complesso eccezionale per numero e bellezza.
Altri pezzi fra cui 9 fucili di grande pregio compongono la splendida raccolta che ho avuto il piacere (e il volontario onere) di restaurare.
L'elenco degli oggetti è il seguente:
n. 5 falcioni del 1600
n. 9 alabarde
n. 17 pistole (di cui 2 coppie e tre intarsiate in oro e argento)
n. 8 elmi o morioni
n. 2 corazze (pettorali)
n. 9 fucili (di cui uno a canne soprapposte del 1700, rarissimo)
n. 1 spadone di ferro a 2 mani
n. 67 spade e stocchi del 1600, 1700.

Com'è noto, tanta fatica fu ripagata con una mostra a Casa da Noal nel luglio 1972, curata dallo stesso Boccazzi.

Nota 61
Cfr. più indietro, nota 49; e qui sotto la testimonianza dello stesso Cino Boccazzi. A quell'epoca Boccazzi aveva appena diciotto anni.

Nota 62

Pare infatti cadere nel dimenticatoio un primo approccio del Boccazzi di ritornare in possesso delle cose, fatto presso il direttore del Museo civico del 1959. Ciò si apprende dal verbale della Commissione per il Museo del Risorgimento del 5/12/1959, dove peraltro il prof. Menegazzi fa verbalizzare che «detto materiale dovrebbe essere stato donato, a suo tempo, da Boccazzi al Comune» e che propone pertanto «di controllare se vi è qualche traccia di tale donazione».

Nota 63
Della lettera si trascrivono solo i passaggi utili ai nostri fini. I nomi di persone ancora viventi sono sostituiti da triplice asterisco.

Nota 64
Il 21 novembre 1968 si stende verbale di restituzione delle armi (n. 1047 del prot. Mus. 1968): con qualche incongruenza, perché vi si fa riferimento a una «dichiarazione di deposito, stesa il 18/9/1943 tra il prof. Isotto Boccazzi e il sig. Luigi Sorelli» (entrambi defunti), «relativa a n.° 23 armi antiche» e si precisa che «i seguenti pezzi» si trovano privi di qualsiasi indicazione e sono mescolati fra il materiale del Museo del Risorgimento; vengono elencati e restituiti: 1 misericordia del 1600, 4 stocchi di epoche diverse, 3 spadoni, 2 baionette antiche, 4 schioppi del 1700, 1 pistolone, 3 vecchie sciabole, cioè diciotto pezzi, riconoscendo che «data la difficoltà della ricerca non sono state reperite alcune armi, indicate nella dichiarazione di deposito» e che esse saranno restituite «quando sarà possibile una precisa ricognizione del materiale del Museo del Risorgimento». Sembra che tutta questa storia finisca il 23 gennaio 1969, con la riconsegna al Boccazzi di altri due pezzi, da lui riconosciuti come appartenenti alla sua raccolta: una scimitarra, «erroneamente indicata nell'atto di deposito come zagaglia» ed una alabarda, «reperite – ancora una volta – tra il materiale appartenente al Museo del Risorgimento» (n. 77 del prot. Mus. 1969).

Nota 65
Cfr. l'art. (con foto) pubblicato sul Gazzettino del 6/7/1972: «Armi antiche in mostra da oggi a Casa da Noal», con il catenaccio: «L'allestimento della importante rassegna è stato curato dal dott. Cino Boccazzzi. Fra i pezzi più significativi uno spadone degli Scaligeri e una spada dei Carraresi».

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