1915-1918: LA GRANDE GUERRA SUL FRONTE ITALO-AUSTRIACO

Suicidio Europa

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I° IL REGNO D'ITALIA DALLA NEUTRALITA' ALL'ENTRATA IN GUERRA


di Stefano Gambarotto

È il 23 maggio 1915 e sono le 22.40. Un finanziere, Pietro Dall’Acqua, che si trova di guardia al ponte confinario di Brazzano, nei pressi di Cormons, lungo il torrente Judrio, spara verso gli austriaci. Il suo è il primo colpo di fucile della Grande Guerra esploso sul fronte italiano. Poche ore più tardi, alle 4.00 del mattino, dal Forte Verena, sull'Altopiano di Asiago (VI), parte anche la prima cannonata. Sono gli echi sinistri del conflitto che spazzerà via un'intera generazione di uomini. Questo libro racconta le circostanze che portarono l'Italia ad entrare in guerra, descrive gli uomini destinati a combatterlo, ripercorre la mobilitazione del Regio Esercito e l'inizio dei combattimenti sui fronti trentino e friulano.
I° IL REGNO D'ITALIA DALLA NEUTRALITA' ALL'ENTRATA IN GUERRA

di Stefano Gambarotto

La 4 Armata comincia la Grande Guerra con l'ordine di attaccare. Al generale Luigi Nava che la comanda, si chiede di conquistare settori cruciali del fronte avversario che, negli intendimenti dei nostri strateghi, saranno poi fondamentali per il successivo sviluppo del conflitto. La necessità di adottare fin da subito un atteggiamento offensivo è stata rappresentata con chiarezza a Nava per telegrafo da Cadorna il 22 maggio 1915. Nonostante l'Armata sia priva di un sufficiente parco di artiglierie d'assedio, il generalissimo vuole che le sue azioni siano caratterizzate da «...spiccato vigore cercando di impadronirsi al più presto posizioni nemiche oltre confine necessarie ulteriore sviluppo operazioni». Nava però non la pensa in questo modo e, soprattutto, non sembra avere fretta...

 

III° LA GUERRA BIANCA SULLE CIME DELL'ADAMELLO

di Stefano Gambarotto

Allo scoppio delle ostilità il Regio Esercito inviò sull'Adamello gli Alpini. Gli austriaci vi contrapposero gli Standschützen. Erano questi reparti formati da civili arruolati al di fuori delle classi di leva fra i tiratori iscritti ai poligoni e i cacciatori più abili. Il fronte era ben diverso da quello carsico: non si trattava di una linea continua presidiata da migliaia di uomini ma di una serie di postazioni lontane fra loro e collocate nei punti strategici. In ognuna di esse combattevano poche decine di uomini. Il punto chiave dell'intero settore era il passo del Tonale per avere via libera al quale era necessario controllare la cresta dei Monticelli. Il suo possesso divenne quindi l'obiettivo diretto o indiretto di tutte le azioni di ambo le parti. Gli eserciti contrapposti si affrettarono dunque ad occupare le alture e le vette che lo circondavano...


IV° VERSO LE GRANDI BATTAGLIE SUL FRONTE DELL'ISONZO


di Stefano Gambarotto

L'ordine di operazioni n. 1, indirizzato il 16 maggio 1915 dal Comando Supremo a tutte le grandi unità dipendenti, raggiunge puntuale anche il settore friulano dove la 2ª e la 3ª armata attendono gli eventi. In esso sono contenute le disposizioni per l'imminente avanzata. Alla 3ª Armata toccano i compiti più importanti ai fini del successo del cosiddetto «primo sbalzo offensivo», destinato a farci raggiungere la linea del fiume Isonzo. Il disegno operativo elaborato da Cadorna prevede che l'ala sinistra della 2ª Armata scatti in avanti fino all'altezza di Tolmino, villaggio oggi in territorio sloveno, mentre la destra della 3ª, dovrà occupare tutto il settore del basso Isonzo, creando così le premesse per continuare ad avanzare verso Est. In queste fasi - raccomanda il generale - la rapidità di esecuzione è la vera chiave del successo. L'azione delle singole armate deve dunque avere carattere di «energica e improvvisa irruzione»...

 

V° BATTAGLIE SULLE DOLOMITI: LA GUERRA TRA LE CATTEDRALI DI ROCCIA

di Stefano Gambarotto

ll piano strategico del Comando Supremo, al momento dell'entrata in guerra dell'Italia, prevede che le nostre forze nel settore trentino-atesino assumano uno schieramento improntato alla difesa. Lassù, fra le montagne, esso lascia spazio soltanto a piccole azioni di attacco che devono servire a correggere il fronte così da renderlo più idoneo a meglio fronteggiare le velleità avversarie. Tradurre in pratica questi ordini significava però dover superare il confine militare lungo il quale gli austriaci si erano attestati al momento dello scoppio delle ostilità e che, preparato fin dal 1880, offriva formidabili opportunità difensive, sia per la sua conformazione naturale che per i lavori che vi erano stati condotti.

VI LE PRIME BATTAGLIE SUL FRONTE DELL'ISONZO


di Stefano Gambarotto

Di fronte agli occhi dei generali italiani, fermi ai piedi del Carso, c'è Gorizia, con il suo munitissimo campo trincerato. È il primo, vero, ostacolo, contro il quale dobbiamo misurarci. L'insuperabile piazzaforte che ci sbarra la strada sulla via di una vittoria che la maggior parte dei militari, la stampa e l'opinione pubblica, ancora si illudono sia a portata di mano. Dovranno ricredersi tutti. Il fuoco di preparazione delle artiglierie italiane inizia il 23 giugno 1915 e viene sospeso al calar della sera per ricominciare poi la mattina del 24. Nel tardo pomeriggio il tiro dei cannoni si interrompe: è arrivato il momento dello scatto delle fanterie. Bastano pochi minuti per realizzare che qualcosa non ha funzionato. Gli austriaci dispongono di una seconda linea, non vista, entro la quale hanno trovato riparo durante il nostro bombardamento...

VII LA "STRAFEXPEDITION" E LA BATTAGLIA DI GORIZIA

di Stefano Gambarotto

La «spedizione punitiva» deve spalancare alle forze austriache la via della pianura veneta, così da permettere loro di cogliere alle spalle l'intero fronte orientale italiano. Le intenzioni dell'avversario sono ben altro che segrete e tuttavia Cadorna non presta ad esse la necessaria attenzione.

Quando infine, il 15 maggio, gli Imperiali danno il via alla Strafexpedition, ci sorprendono con le truppe ancora schierate lungo una fronte troppo avanzata e assai poco predisposta alla difesa.

Respinta la minaccia austriaca sugli Altipiani, il 4 agosto del 1916, Cadorna lancia le sue truppe contro il formidabile complesso fortificato di Gorizia. La difesa della città fa perno sul Monte Sabotino, sulla Collina di Podgora, sul Monte Calvario e sulle colline di Oslavia e Peuma. Si tratta di un sistema di quote che fronteggia la città ad Ovest, e che corre dalla posizione detta del Lenzuolo Bianco fino all'abitato di Lucinico, a circa un chilometro dal capoluogo.

L'artiglieria austriaca schierata sul Sabotino provvede a coprilo col suo. A nord Gorizia è protetta dalle cosiddette alture dei «tre santi», ovvero i monti Santo, San Gabriele e San Daniele. A sud invece, il Monte San Michele rappresenta il principale baluardo di difesa dell'altopiano del Carso.

VIII INFERNO SULL'ORTIGARA. LA ULTIME BATTAGLIE CARSICHE

di Stefano Gambarotto

Le origini della battaglia dell'Ortigara vanno ricercate nella Strafexpedition del maggio 1916. L'operazione con cui Conrad von Hotzendorf si proponeva di punire l'Italia per il suo voltafaccia nei confronti della Triplice Alleanza aveva mutato a nostro svantaggio la situazione del fronte nel saliente Trentino. Le forze della duplice monarchia erano riuscite ad insinuarsi verso il centro dell'Altopiano dei Sette Comuni. La reazione italiana le aveva parzialmente respinte ma non era bastata ad impedire che esse si consolidassero su una linea che dal margine della Val Sugana si allungava attraverso l'Ortigara fino alla Val d'Assa passando per il Monte Campigoletti, il Monte Chiesa e il Monte Corno. Tale assetto del fronte garantiva agli austriaci una enorme testa di ponte nella quale ammassare uomini in vista di una futura, possibile, ripresa offensiva che avrebbe offerto loro sbocchi diretti dalla Val Sugana
verso la pianura vicentina. Di là essi sarebbero potuti scendere a valle e prendere alle spalle le nostre armate del Cadore, della Carnia e dell'Isonzo.

IX LA BATTAGLIA DELLA BAINSIZZA - CAPOPRETTO - IL MONTE GRAPPA

di Stefano Gambarotto

Il maresciallo Hindemburg, comandante dell’Esercito tedesco, in un suo libro autobiografico, scrive che la decisione di agire contro l’Italia sull’Isonzo venne presa solo dopo l’esito dell’11ª battaglia, con la quale il nostro esercito era giunto «all’orlo estremo» della difesa di Trieste. A quel punto gli austro-ungarici, che avevano respinto con ampio dispendio di uomini e mezzi le precedenti undici offensiva italiane, manifestarono il loro timore sul possibile, infausto, esito di un altro attacco.

Scrive in proposito il generale Roberto Bencivenga1: «Purtroppo, era precisamente la sensazione di avere inflitto un così duro colpo all’Austria, il motivo per il quale il generale Cadorna poté formarsi il preconcetto che una offensiva imponente degli Imperi Centrali contro la nostra fronte non fosse da attendere sul finire dell’anno 1917.

Il Comando supremo austro-Ungarico, dopo la perdita dell’altopiano della Bainsizza, temeva di non essere grado, con le sole proprie forze, di reggere ad un altro colpo d’ariete. A Vienna si riteneva necessario un contrattacco sul fronte dell’Isonzo per ricacciare indietro gli italiani. Il
piano era stato abbozzato già dopo la 10ª battaglia e prevedeva un massiccio e vigoroso attacco dalla testa di ponte di Tolmino.

 

X LE BATTAGLIE DEL PIAVE

di Stefano Gambarotto

Lungo il corso del Piave, l'artiglieria austriaca apre il fuoco alle 03.00 del 15 giugno 1918. Impiega anche proiettili caricati con gas lacrimogeni e con fumogeni. Le forze italiane hanno abbandonato le trincee che danno sul fiume, sorvegliate solo da un velo di vedette, e sono scaglionate in profondità, pronte a scattare in avanti non appena l'attacco delle fanteria avrà inizio. Per questo motivo il bombardamento nemico non fa molte vittime.

Il nostro tiro di contropreparazione comincia alle 03.30. Contemporaneamente, le riserve vengono fatte avanzare sul secondo sistema difensivo lungo la linea Meolo - Vallio. La 5ª Armata austriaca, agli ordini del generale Wenzel von Wurm, ha l'ordine di passare il Piave alle 07.30, nel tratto compreso tra Cimadolmo e San Donà. All'alba, sul corso del medio Piave ristagna la nebbia e a sera comincerà a piovere molto forte. La nebbia somma i suoi effetti a quelli dei proiettili fumogeni impedendo l'osservazione alle nostre vedette.

Le comunicazioni telefoniche si interrompono perché le cannonate spezzano le linee. Quando il tentativo di passaggio del fiume ha inizio, il primo allarme arriva dalle 31ª Divisione del generale Ciro De Angelis, in linea con le Brigate Veneto e Caserta